PALATOANARCHICO

“Per fare il giornalista enogastronomico non è indispensabile essere stupidi. Però aiuta”.
(Oscar Wilde)

Giornalista enogastronomico: specie in veloce e incontrollata proliferazione, generalmente si ottiene unendo il dna di intenditore con quello della capricciosità infantile e di una forte personalità psichicamente alquanto disturbata. La specie viene anche ottenuta tramite una selezione di massa di giornalisti riciclati.
Si consiglia di utilizzare tale specie con la dovuta attenzione previa obbligatoria selezione qualitativa con particolare attenzione a credibilità, preparazione, conoscenza, onestà.

In Italia, al massimo il 30% della suddetta specie riesce a mantenersi economicamente esercitando solo questa professione. Il restante 70% o ha un altro lavoro, o è in pensione o è benestante o si arrangia campando alla giornata ricorrendo al trucco delle 3 carte o emulando la famosa vendita della Fontana di Trevi di Totò!
Cosa ben definita è essere giornalista di settore, che scrive o narra di agroalimentare ed enogastronomia altra è diventare ideatore, animatore od organizzatore di eventi, dove entra in gioco il rischio, la capacità di coinvolgimento e quella organizzativa finendo così per coinvolti economicamente ancor prima che emozionalmente.
Le suole delle mie scarpe hanno percorso i primissimi chilometri nel mondo dell’enogastronomia nel febbraio 1981 (sono nato nel 1959) , iniziando prima dall’agroalimentare e proseguendo poi con l’enogastronomia ed a oggi non si sono ancora fermate e sono sempre perennemente consumate. Ho avuto la fortuna di vivere tantissime esperienze al fianco di nomi noti ed anche meno noti del mondo agroalimentare ed enogastronomico che hanno contribuito ad educare il mio palato ed a formare il mio libero pensiero.
Cuore a sinistra e portafoglio a destra, mai e poi mai dallo stesso lato! Da sempre sono libero da pregiudizi e condizionamenti e “se una cosa non mi piace lo scrivo e lo dico” e posso farlo grazie anche ad un comprensivo editore che sin ha da subito mi concesso il raro beneficio di mantenere libera la mia libertà e di potermi esprimere senza censure e senza condizionamenti o peggio imposizioni permettendomi di viaggiare su e giù per l’Italia ed oltre, senza mai indicarmi destinazioni obbligatorie, di moda o economicamente ed editorialmente molto vantaggiose e di facile cassa come accade per le marchette. La mia libertà non è mai stata resa ostaggio di imposizioni editoriali!
Per giudicare il cibo servono esperienza, cultura e palato e tutti insieme!

Continua… ?!?!